Il senso della luce

28.04.2023 > 26.05.2023

a cura di Francesco Poli
Spazio Ersel - piazza Solferino, 11, Torino


Mostra realizzata da Ersel, in collaborazione con la galleria Peola Simondi.

Gioberto Noro (Sergio Gioberto e Marilena Noro), con i loro grandi lavori di straniante metafisica fascinazione, hanno l’ambizione di cogliere, per quanto possibile, elementi essenziali della visione della realtà attraverso il filtro del medium fotografico, utilizzato allo stesso tempo con rigorosa sapienza tecnica, estrema sensibilità estetica, e notevole consapevolezza culturale. La fotografia diventa il luogo virtuale capace di fissare e mettere a fuoco una riflessione allo stesso tempo su sé stessa (sulla sua specificità linguistica) e sulla dimensione esterna che viene ripresa dall’obiettivo. In altri termini, ciò che interessa soprattutto è riuscire a mettere in evidenza non delle rappresentazioni in quanto tali ma le coordinate di fondo con cui queste rappresentazioni si strutturano nell’esperienza percettiva e concettuale dell’osservatore.
Per far questo, gli artisti si sono concentrati su particolari temi, selezionati ed elaborati in modo studiatissimo.
Innanzitutto l’interazione fenomenica fra spazio e luce, e cioè come la luminosità sia condizionata dalla configurazione spaziale, e come il senso dello spazio sia determinato da quello della luce.
Per visualizzare, nella forma più nitida e pura, questa interazione che ha anche valenze temporali (Configurazioni, 2022), Gioberto Noro hanno costruito dei modelli ridotti di spazi architettonici minimalisti bianchi, che sono stati fotografati in diverse ore del giorno creando delle visioni sospese in cui le geometrie ambientali si fondono con quelle determinate dagli effetti delle luci, delle ombre e delle penombre. Con questo metodo sono stati realizzati affascinanti lavori come Whiteness (2015) e Altissima luce (2021).
A questo proposito si può dire che gli artisti hanno, per certi versi, suggerito un’analogia fra la “camera” interna del mezzo fotografico e quella delle camere fotografate.
Lo spazio architettonico, sempre rigorosamente razionalista e minimale, è protagonista anche nelle serie di opere dove entrano in scena dei cieli nuvolosi o degli scorci di verde vegetazione selvatica. Nel primo caso si tratta di lavori come Elogio della nuvola e Omaggio a Antonio da Correggio (2013), che sono stati in parte ispirati dal saggio di Hubert Damish sul ruolo delle nuvole nella storia della pittura. E qui c’è anche l’intenzione concettuale di far meditare su aspetti primari del processo fotografico, sulla dialettica fra visione “solida” e razionale (quelle degli elementi spaziali costruiti) e quella “gassosa” più o meno sfumata delle nuvole. Nel secondo caso, con immagini come Civilization. D-Zone (2006-2007), ci troviamo davanti all’incontro-scontro fra la coinvolgente vitalità anarchica della natura e la fredda razionalità artificiale di strutture architettoniche in cemento armato. E qui forse c’è uno stimolante riferimento alla teoria del “terzo paesaggio” di Gilles Clement. 
E infine, in mostra, c’è anche la serie delle Mappe (2010-2012) che, come dicono gli autori, è stata concepita per provocare una interazione da parte dell'osservatore, per stimolarlo a muoversi dalla cosiddetta distanza estetica di osservazione a una molto ravvicinata, al fine di indurre una metamorfosi del campo visivo. Si tratta di piccoli scorci di sottobosco, senza particolari caratteristiche suggestive, che sono stati fotografati dallo stesso identico punto di vista molte volte, a diverse distanze di messa a fuoco, con l’immagine definitiva formata dalla accuratissima elaborazione digitale di tutti gli scatti. Il risultato, di sorprendente nitidezza, è quello che tutti i particolari sono a fuoco, e che quindi più si entra dentro al bosco con gli occhi più si scoprono elementi segreti ai diversi livelli di luminosità e profondità. Spazi minimi in cui i vari tipi di piante coesistono senza prevalere ognuna sulle altre specie. Da un punto di vista visuale, ci dicono Gioberto Noro, attraverso questo tipo di immagini, a differenza del linguaggio verbale, ci si può inoltrare là dove le parole mancano.

Francesco Poli

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