Peola Simondi Arte Contemporanea

  • Enrica Borghi

Patchwork city di Enrica Borghi è una città ideale, una città "coperta" che avvolge e riscalda, una città protettiva.
Vista dall'alto potrebbe essere un grande pizzo, un ampio decoro: il fiume che l'attraversa e il disegno ortogonale delle strade diventano la trama di un lavoro di intreccio. Su questa trama sono cucite le case, cubotti in tetrapak di varie dimensioni: 1 litro per il latte, mezzo litro per i succhi di frutta. Simboli di tanti gesti e tante azioni della nostra quotidianità, parti di una storia che raccontano una vita.

Patchwork city è costruita con gli scarti delle nostre città. Potrebbe sembrare un controsenso per una città ideale. Ma nel lavoro di Enrica Borghi è sempre possibile una doppia lettura. Anche i seducenti abiti che l'artista ha realizzato sono stati fatti intrecciando strisce di sacchetti dell'immondizia; i suoi tappeti dagli splendenti disegni multicolori sono costruiti accostando carte dei cioccolatini appallottolate. E in quest'ultima sua installazione l'utilizzo dei materiali di scarto riporta a un'amara riflessione sulla nostra attualità, ma il risultato del lavoro di intreccio e di cucito è di grande poesia.

Il progetto di Patchwork city è lo studio dei sistemi urbani e delle loro relazioni territoriali, e in qualche modo rimanda alle città invisibili di Italo Calvino. In particolare richiama Leonia, la cui opulenza si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove, creando tutt'attorno una catena di montagne di rifiuti che da un momento all'altro possono ricaderle addosso a valanga. Affascinata dalla narrazione, anche Enrica Borghi, a suo modo, racconta una storia che si snoda e si intreccia come un filo nella creazione della sua città ideale, un filo che lega insieme gesti intimi e quotidiani, vite che formano il tessuto relazionale della città.

1 luglio - 25 luglio 2008